Gemona: cronaca di una rinascita. Le classi prime Turismo in viaggio tra memoria e scienza
La recente uscita didattica a Gemona del Friuli delle classi 1AT, 1BT e 1CT non è stata solo una gita, ma un’immersione profonda nella storia di un territorio che ha saputo rialzarsi dal fango e dalla polvere. Accompagnati dalle nostre guide, in occasione del 50° anniversario del terremoto che ricorre quest’anno, abbiamo ripercorso con diverse attività i tragici eventi del 1976, studiando da vicino il "Modello Friuli" e i segreti geologici che si celano sotto i nostri piedi.

L’uscita didattica fa parte del progetto “Il Turistico on the road”, che da anni per le classi dell’indirizzo Turismo, coniuga lo studio sui libri e in classe con visite sul campo per conoscere e “toccare con mano” il territorio e, in chiave orientativa, imparare a valorizzare le risorse della nostra regione.
Tra Montagne e Storia: la Posizione Strategica
Gemona sorge in una sorta di "pianura chiusa", incorniciata dai rilievi del Glemine, del Cuarnan e del Chiampon. Questa conca naturale, formata dai detriti del fiume Tagliamento e dall'azione degli antichi ghiacciai (che hanno scavato le colline moreniche a sud), ha reso la città un punto di passaggio obbligatorio verso il nord sin dal Medioevo. Abbiamo scoperto che Gemona era così importante da avere ben tre cinte murarie e ospitare banchieri fiorentini e senesi: ancora oggi, la frazione di Stalis ci ricorda che i cavalli venivano tenuti nelle stalle fuori dalle mura.

Il Dramma del 1976: il Silenzio e la Polvere
Il momento più toccante della visita è stato senza dubbio il racconto della nostra guida sul terremoto, a partire dalla serata del 6 maggio 1976: intorno alle ore 21.00, una prima scossa debole ha dato alla popolazione appena il tempo di uscire di corsa prima dell'arrivo della scossa "micidiale" di magnitudo 6.5. È stato impressionante ascoltare le testimonianze di chi ha visto case nuove di due piani ondeggiare come fossero di burro. A quel minuto di caos totale è seguito un silenzio assordante, mentre una densa nuvola di polvere avvolgeva ogni cosa. La tragedia si è poi ripetuta nel settembre dello stesso anno, quando la speranza sembrava ormai tornare: le nuove forti scosse dell'11 e del 15 settembre hanno dato il colpo di grazia al territorio, facendo crollare definitivamente ciò che era rimasto in piedi, come il celebre arco sinistro del Palazzo Municipale di Gemona.
Anastilosi: Ricostruire "com’era e dov’era"
Una parola ha dominato la nostra lezione di architettura all'aperto: anastilosi, che significa ricostruire un edificio pezzo per pezzo, usando i materiali originali.

Al Palazzo Municipale e in Via Bini, dove abbiamo visitato una mostra fotografica sul terremoto, abbiamo visto come i conci (i blocchi di pietra squadrata) siano stati numerati e ricollocati nella loro posizione originaria. Dove la pietra era andata perduta, è stata sostituita con nuovo calcare rosato delle cave locali (Sella di Sant'Agnese), tagliato su misura per completare il "puzzle”.
A differenza di altre ricostruzioni post-terremoto (come L'Aquila), in Friuli lo Stato ha delegato i fondi direttamente alla regione e ai sindaci, rendendo i cittadini protagonisti della rinascita: questo sistema di delegazione viene detto “modello Friuli”. Anche il Duomo di Gemona racconta una storia di precisione incredibile: sebbene la facciata sia rimasta in piedi, l'interno ha subito danni enormi, entrando si nota ancora il fuori asse delle colonne. Per il campanile, si è scelto il "trapianto": le pietre recuperate sono state utilizzate per salvare la chiesa, dando priorità al cuore della comunità.
Un’immagine particolarmente significativa, che abbiamo potuto osservare presso la mostra fotografica, ritrae un autobus in partenza il 16 settembre 1976, simbolo di un momento decisivo per l'intera comunità. Dopo le scosse di settembre, con l’inverno alle porte e le tendopoli non più adatte a ospitare le famiglie, fu presa la difficile ma necessaria decisione di trasferire gli sfollati di Gemona, Artegna e Osoppo verso le località marine di Lignano e Bibione. Questo spostamento permise a migliaia di persone, tra cui moltissimi studenti, di trascorrere i mesi freddi in strutture murarie sicure e di garantire la continuità dell'anno scolastico.
Questa gestione dell’emergenza, basata sulla solidarietà e su una logica di protezione concreta della popolazione, è diventata una colonna portante del cosiddetto "Modello Friulano", una strategia di assistenza e rinascita così efficace da essere stata presa come riferimento e applicata molti anni dopo anche in occasione di altri terremoti.
Laboratorio di Geologia: perché la Terra trema?
Nella seconda parte della visita, Daniele, il geologo esperto del Museo, ci ha guidato alla scoperta della scienza dei sismi attraverso una serie di esempi pratici molto coinvolgenti. Abbiamo iniziato ripassando la struttura interna della Terra, analizzando la divisione tra il nucleo caldissimo, distinto in una parte solida e una liquida, il mantello e la crosta terrestre.
Per comprendere meglio come si propaga l'energia, abbiamo utilizzato una molla per simulare le onde sismiche, distinguendo tra le Onde P, ovvero quelle primarie e compressionali, e le Onde S. Queste ultime sono trasversali e hanno la particolarità di non riuscire a passare attraverso i liquidi, un dettaglio scientifico fondamentale che ha permesso ai geologi di confermare la natura fluida del nucleo esterno del nostro pianeta.

Infine, abbiamo approfondito il tema della tettonica, realizzando che l’alta sismicità di Gemona è dovuta alla sua posizione strategica sulla faglia dove la micro-placca Adriatica si scontra con quella Euroasiatica, con un movimento costante di circa 1.5-2 mm ogni anno.
La visita si è conclusa con una riflessione sulla consapevolezza: spesso viviamo in zone sismiche senza rendercene conto. Vedere i resti del terremoto esposti nelle teche del museo e camminare per una Via Bini ricostruita con tanta cura ci ha insegnato che la memoria non serve a spaventare, ma a costruire un futuro più sicuro.
A cura di Bertossi Anna e Camerin Giada (classe 1AT)
